Tempo fa, grazie a Sara (a cui faccio tantissimi auguri, ma nei cui post non riesco a commentare.. uff!), ho scoperto questo blog che seguo con molto piacere.
Qui trovo sempre il modo di dare un nome a certe sensazioni che provo, che spesso sono nuove e che mi sorprendono.
E' da questo fine-settimana che alcune di esse mi frullano in testa e nel cuore: la fine di Novembre, la prima domenica dell'Avvento, tutti gli addobbi di Natale già belli esposti da giorni, le vetrine fin troppo piene e scintillanti, una corsa veloce nel consumismo che forse, di questi tempi, più che mai è fuori luogo e spoglia le prossime feste della loro vera essenza...
E' tutto troppo, è tanto, è eccessivo, veloce, incalzante in un modo fastidioso.
Mentre io sono alla ricerca di un passo nuovo nella mia vita, di un ritmo che ho percepito e che voglio fare mio, perchè "sento" che è quello giusto.
Mentre io sono alla ricerca di un passo nuovo nella mia vita, di un ritmo che ho percepito e che voglio fare mio, perchè "sento" che è quello giusto.
Un ritmo più rilassato, che accompagni uno sguardo più pacato e cosciente su ciò che mi circonda.
Un'attesa carica di promesse.
Max spiega meglio, scrivendo così:
" [...] Nei giorni in cui l’autunno dona frutti di un anno di vita e la terra si mette a riposo, un nuovo anno liturgico si apre con l’Avvento per ricordare che il tempo del compimento sboccia nell’attesa. È un tempo per ricordarci che le promesse della primavera si formano nel silenzio dell’inverno, che l’abbondanza dell’estate nasce grazie alla quiete autunnale. Il dono dell’Avvento è richiamo a vivere la vita scoprendo che per prendere senza spadroneggiare bisogna prima scoprire che è necessario dare; che per raccogliere si deve far posto [...]
Il post è un po' lungo, e qui c'è per intero, ma volevo fermarlo sulle mie pagine, per andare a rileggerlo nei momenti in cui mi servirà.
E volevo condividerlo, convinta del fatto che non bisogna per forza essere credente per apprezzarne i contenuti.






